Il progetto è mirato all’analisi diagnostica delle condizioni di degrado del sito, oltre che alla ricostruzione storica dei fenomeni d’urbanizzazione dell’area circostante e dei precedenti interventi di scavo e restauro che tenutisi nel parco archeologico delle Terme di Baia.
Per perseguire questo obiettivo state effettuate indagini storico-documentarie in archivi storici come l’Archivio di Stato di Napoli, allo scopo di approfondire la conoscenza del territorio, delle trasformazioni urbanistiche e dei progetti archeologici che lo hanno riguardato
Le indagini scientifiche hanno interessato l’area del cosiddetto Tempio di Mercurio e due sale confinanti a sud, che ospitano mosaici gravemente danneggiati. Una serie di rilievi, effettuati sulle pareti di tufo, sui laterizi e sui tasselli di mosaico, hanno permesso una raccolta sistematica di campioni ambientali da alcune vistose patine biologiche e dalle acque salmastre che si fanno strada nel sottosuolo, sommergendo parte degli ambienti.
I campioni sono stati esaminati attraverso osservazione al microscopio ottico, e successivamente si sono attuate strategie di isolamento per ottenere una selezione rappresentativa dei principali organismi biodeteriogeni. Sono inoltre state adottate tecniche di biologia molecolare finalizzate all’identificazione degli organismi attraverso sequenziamento di nuova generazione Illumina, che permette di ottenere un quadro completo della biodiversità di procarioti ed eucarioti nei luoghi investigati. Nei prossimi mesi si prevede di testare miscele di terpeni ed oli essenziali estratti da organismi vegetali infestanti autoctoni, allo scopo di verificare l’efficacia dell’attività biocida.
Questo progetto rientra nell’ottica dello sviluppo di soluzioni ecosostenibili e a km zero al biodeterioramento, che comunemente affligge i siti archeologici outdoor o semi-confinati come quelli costitutivi il Parco Archeologico delle Terme di Baia.
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